Tassa da 500 mln, concessionari slot segnalano ad ADM gestori inadempienti/

ROMA – E’ ormai guerra sulla super tassa da 500 milioni di euro per slot e vlt, in particolare sulla divisione degli importi da versare al Ministero dell’Economia: secondo quanto risulta ad Agipronews da fonti degli operatori, otto concessionari hanno inviato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato migliaia di segnalazioni di gestori inadempienti, che non hanno cioè versato nei mesi scorsi la propria parte della prima rata – pari a 200 milioni – dell’addizionale chiesta dal Governo al settore.

Piazza Mastai, come prescrive la legge, ha inoltrato la lista di operatori alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma: le ipotesi per le quali si potrebbe procedere a carico dei gestori slot sarebbero rispettivamente danno erariale e peculato.

La Legge di stabilità 2015 prevede che i concessionari – ai quali per legge deve essere “versato dagli operatori di filiera l’intero ammontare della raccolta” al netto delle vincite – segnalino i nominativi di chi non versa le somme “anche ai fini dell’eventuale successiva denuncia all’autorità giudiziaria competente”.

La procedura avviata dai Monopoli segue dunque in maniera precisa le disposizioni di legge, ma la situazione è esplosa per l’assenza di un provvedimento governativo sulla divisione del prelievo – atteso con la delega fiscale, ma poi cancellato insieme a tutto il pacchetto giochi – per determinare modalità e importi per i singoli operatori della filiera. Il contenzioso sembra destinato ad aumentare nelle prossime settimane: il 31 ottobre scade il termine per il versamento della seconda rata da 300 milioni e, secondo notizie raccolte da Agipronews nel settore, sembra assai difficile che la filiera riesca ad affrontare l’impegno verso il fisco.

Una criticità sottolineata anche dall’associazione Astro, che ha ribadito come le segnalazioni siano state “a senso unico” da parte dei concessionari e che potrebbero essere relative non solo ai gestori che hanno rifiutato di pagare, ma anche quelli che hanno scelto una “rinegoziazione equa”, versando quanto concordato “in sede di confronto istituzionale presso il MEF”.

Fonte PG/Agipro